Copertina del catalogo

Catalogo Mostra
I Caneva a Villa de Brandis 2004 

Non è avvenimento consueto quello che impegna due fratelli artisti a confrontare i dati delle rispettive ricerche in una situazione espositiva di grande rilievo. Le sale di Villa De Brandis a San Giovanni al Natisone offrono questa possibilità in una circostanza di sicura suggestione: la pittura di Giancarlo Caneva e la scultura di Giuliano Caneva innescano un’interessante dialettica in una rassegna ricca di spunti per il pubblico. Ampio è il repertorio di opere, allineate in percorsi che con chiarezza consentono di avere un’idea circostanziata delle due personalità, così diverse per le connotazioni interne e per le loro traduzioni nello spazio della tela e della tridimensione. Di fronte ai quadri di Giancarlo, lo spiazzamento iniziale lascia spazio a un racconto che prende le mosse dalla pittura e poi trova fertile esca nella mente di chi guarda.

In questo senso l’artista udinese è costruttore di paesaggi immaginari, in cui si legge una minima filigrana di fisicità, ma tutto è affidato alla leggerezza dello scatto creativo. I suoi tondi sono oblò dell’indistinto, attraverso i quali il visitatore è proiettato in atmosfere di caldo impasto cromatico. Sembra essere il mondo baluginante dei videogames, dove il fruitore è attratto verso viaggi fantastici dentro panorami illuminati dalla luce tesa e dove pinnacoli aggettanti, piramidi, strutture convesse seghettate come immani foglie multicolori, superfici di figure solide percorse da vibrazioni di segni, quali alfabeti di lingue sconosciute popolano uno schermo di presenze a prima vista indecifrabili.

Giancarlo Caneva affastella la pagina pittorica di segni che sembrano comporsi in realtà note, ma in effetti si mantengono sopra un livello di riconoscibilità perché sono spunti prelevati dall’esistente e trasferiti tout court nel territorio della fantasia in una sorta di foga surrealistica, che mantiene della matrice solo il senso di viaggio dentro le dinamiche del sogno. È un territorio subliminale fortemente impresso dalla realtà di ogni giorno, dalla storia dai retaggi di una cultura che si filtra attraverso disponibilità al gioco, in un fare irridente e ironico che coglie le emergenze del carattere e le traduce in guizzi cromatici di grande sostanza.

Giuliano Caneva è uno scultore nel quale convivono molteplici tensioni creative, incanalate in sintesi che di volta in volta toccano esiti di freddo minimalismo oppure di intenso tono affabulatorio. Il tutto con una particolarità riconoscibile: la materia utilizzata per le creazioni si carica di valenze non solo plastiche, impegnate nella logica tridimensionale, ma anche pittoriche, per quelle superfici su cui spesso l’artista stende una pellicola cromatica che vela senza nascondere le venature costitutive del legno, esse medesime parti integranti dell’evento creativo.

La sedia, per esempio, elemento dell’ingegno umano asservito a una funzione d’uso ma anche estetica. In questo caso l’opera è testimonianza fisica di un abitare, di un esistere in posizione di stallo, di riposo o di lavoro in un empito di concentrazione mentale. Ma le opere di intonazione minimalista rivelano con vasta gamma di varianti come lo spazio venga aggredito da formulazioni plastiche semplificate nella loro matrice geometrica, dove per un gioco di incastri, di giustapposizioni e in un rapporto pieno-vuoto si sviluppa un accenno di racconto che presuppone un seguito virtuale, fuori dalle dimensioni della scultura. In questo senso il corredo concettuale non è estraneo al lavoro dell’artista per il quale la semplicità rappresentativa è nello stesso tempo ricchezza evocativa di presenze e idee che nelle articolazioni dei corpi nello spazio trovano un probante riscontro. In alcune sculture le linee di profilo si affinano in un’esigenza di armonia con i contorni strutturanti della scultura, quasi calligrafici a tratti nel loro scagliarsi esili e scattanti nello spazio. In qualche caso la creazione plastica si vale di una sorta di teatralità dell’impianto in virtù della quale “suona” come un palcoscenico dove si muovono i protagonisti di una storia, di cui la scultura rappresenta una scena soltanto.


Villa de Brandis
San Giovanni al Natisone


« indietro