Enzo Santese
Il Nuovo 6 Novembre 2006
Nello spazio del “Folador”, attiguo alla sede municipale di Manzano, nel novero delle iniziative correlate con la “Settimana della sedia” si è aperta la mostra “L’azzardo della fantasia” con gli artisti Luca Alinari, fiorentino, Giancarlo e Giuliano Caneva, udinesi.
Nell’opera del primo la realtà è spogliata da ogni riflesso fisico, perché appartiene per intero alla memoria; qui l’artista attinge all’album delle private giacenze affettive e sentimentali traducendole poi in calde accensioni luminose, festa di tonalità leggere quasi screziate a volte da appena percettibili ombreggiature; così l’artista invita il fruitore ad assaporare l’atmosfera da sogno ad occhi aperti, come nella serie “L’anima ama la mano”, dove l’assunto del titolo indica il nesso stretto tra ciò che l’artista “sente” e ciò che “fa”, in una simmetria perfetta tra le elaborazioni della mente e le realizzazioni concrete. L’ambiguità formale delle superfici risiede nel valore di credibilità di un mondo che, per gran parte, dichiara la sua appartenenza all’immaginario eppure in forma così vera da uscire per un momento dall’aria di favola da cui è avvolto e, attraverso la magia di una sintesi affascinante tra forma e colore, si prospetta come evidenza del possibile.
Quello di Giancarlo Caneva sembra derivare dall’universo baluginante dei videogames, dove il fruitore è attratto verso viaggi fantastici dentro panorami illuminati dalla luce tesa e dove pinnacoli aggettanti, piramidi, strutture convesse seghettate come immani foglie multicolori, superficie di figure solide percorse da vibrazioni di segni, quali alfabeti di lingue sconosciute popolano uno schermo popolato da presenze indecifrabili a prima vista. Il tutto avviene mentre il luccichio policromatico dà vita a un movimento intenso tra i vari elementi del quadro. Una forza visionaria governa l’ispirazione di Giancarlo Caneva che crea prospettive di mondi sconosciuti, dove una temperatura misteriosa riscalda realtà vegetali e umane. E’ la sua risposta alle inquietudini della contemporaneità, la proposta di un mondo dove gli unici conflitti sono quelli innescati da situazioni dialettiche di colori e di forme ma dentro un complesso di armonie calde, dove vibra il senso di una vita che scorre con intensità pari alla luce che la innerva.
Infine la materia utilizzata da Giuliano Caneva per le sue sculture si carica di valenze non solo plastiche, impegnate nella logica tridimensionale, ma anche pittoriche, per quelle superfici su cui spesso l’artista stende una pellicola cromatica che vela senza nascondere le venature costitutive del legno, esse medesime parte integrante dell’evento creativo.
L’elemento ricorrente della sedia è testimonianza fisica di un abitare, di un esistere in posizione di stallo, di riposo o di lavoro in un empito di concentrazione mentale. Ma diventa talora un’autentica architettura dello spazio con capacità di rimando a significati diversi; le opere di intonazione minimalista rivelano con vasta gamma di varianti come lo spazio venga aggredito da formulazioni plastiche semplificate nella loro matrice geometrica, dove per un gioco di incastri, di giustapposizioni e in un rapporto pieno-vuoto si sviluppa un accenno di racconto che presuppone un seguito virtuale, fuori dalle dimensioni della scultura.
La rassegna evidenzia il tratto della fantasia (il titolo non è affatto casuale) come elemento comune alla vocazione dei tre artisti, ognuno dei quali propone un viaggio nei territori della realtà onirica.