Enzo Santese
Lo stupore dell'Infanzia 2005
Giuliano Caneva è uno scultore nel quale convivono molteplici tensioni creative incanalate in sintesi che, di volta in volta, toccano esiti di freddo minimalismo oppure di intenso tono affabulatorio. Il tutto con una particolarità riconoscibile: la materia utilizzata si carica di valenze non solo plastiche, impegnate nella logica tridimensionale, ma anche pittoriche, per quelle superfici su cui spesso l'artista stende una pellicola cromatica che vela senza nascondere le venature costitutive del legno, esse medesime parti integranti dell'evento creativo. L'oscillazione tra la scultura autoreferenziale, che rappresenta cioè unicamente se stessa e conchiude nel rapporto corpo-spazio la sua funzione, e la scultura - oggetto, comporta una serie di possibilità plastiche che si collocano sulla medesima linea; la sedia, per esempio, elemento dell'ingegno umano asservito a una funzione d'uso ma anche estetica, si presta ad accorpare una serie di valenze talora distanti dalla sua origine. In questo caso l'opera è testimonianza fisica di un abitare, di un esistere in posizione di stallo, di riposo o di lavoro in un empito di concentrazione mentale; ma diventa a tratti un'autentica architettura dello spazio con capacità di rimando a significati diversi, come succede nel "cavallo e cavaliere", dove ironicamente Caneva trasforma una gamba in una zampa, lo schienale in un accenno figurale che riporta direttamente al tema. Ma le opere di intonazione minimalista con vasta gamma di varianti rivelano come lo spazio venga aggredito da formulazioni plastiche semplificate nella loro matrice geometrica, dove per un gioco di incastri, di giustapposizioni e in un rapporto pieno-vuoto si sviluppa un accenno di racconto che presuppone un seguito virtuale, fuori dalle dimensioni della scultura. In questo senso il corredo concettuale non è estraneo al lavoro di Giuliano Caneva, per il quale la semplicità rappresentativa è nello stesso tempo ricchezza evocativa di presenze e idee che trovano un probante riscontro nelle articolazioni dei corpi nello spazio. In alcune sculture le linee di profilo si affinano in un'esigenza di armonia con contorni strutturanti, quasi calligrafici a tratti nel loro scagliarsi esili e scattanti nello spazio. In qualche caso la creazione plastica si vale di una sorta di teatralità dell'impianto, per cui suona come un palcoscenico dove si muovono i protagonisti di una storia, della quale la scultura rappresenta una scena soltanto. Mentre il movimento di superficie è dato anche dalla studiata connessione di un elemento con l'altro, in modo da creare discontinuità visiva e tattile. La capacità segnaletica di queste creazioni, il loro rimandare ad altro, le rende docili a un progetto che è tipico della poetica dell'artista; il legno è la piattaforma per un viaggio attraverso le dimensioni del pensiero, tradotto in vari modi: con un semplice aggregato di forme, che si situano in uno spazio vibrante, oppure con una dichiarata figuratività che apre squarci risolutivi nel dilemma dell'interpretazione. Qualche volta sembrano derivare da una volontà ludica che ingaggia una dialettica serrata con lo spazio, a tratti inglobato dal corpo plastico, oppure dialogante con esso. Anche quando Giuliano Caneva stilizza gli elementi costitutivi della sua scultura , ondulando aritmicamente in controcanto l'andamento delle diverse porzioni, il dato minimalista mai è racchiuso in se stesso, ma scatena una serie di opzioni interpretative che sono prodotte in parte dall'evidenza grafica dei segni naturali del legno. Enzo Santese
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